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Il motore di ricerca Cosa Libera è una raccolta informatica ed interattiva di tutte le sentenze emesse dal 2005 fino ad oggi, per fatti di mafia che hanno interessato il territorio di Palermo e provincia.
Il sistema permette di eseguire sia ricerche full-text sull’intero contenuto testuale dei dispositivi emessi, sia l’analisi relazionale tra i diversi elementi descrittivi della sentenza.

Lo studio dei documenti ha permesso di alimentare l’archivio delle sentenze descrivendole analiticamente (per riferimenti anagrafici, grado di giudizio, organo giudicante, tipi di reato e operazione di Polizia), geolocalizzandole su mappa geografica nel contesto (per mandamento, circoscrizione e indirizzo del luogo del reato) e correlandole agli imputati, alle parti civile e alle parti offese.

Il date base è stato predisposto per essere arricchito da contributi provenienti da articoli tratti da periodici e quotidiani, correlati alle singole sentenze.

Un Archivio informatico organizzato e, dunque, capace di conservare, tutelare e valorizzare le fonti documentarie e giudiziarie degli ultimi dieci anni, garantendone la pubblica, ed intelligente fruizione.

Lo studio delle sentenze, dalle operazioni più grandi alle storie dei singoli fatti criminali, è rilevante sotto molteplici punti di vista. Innanzitutto permette un costante aggiornamento sullo stato dell’organizzazione mafiosa e sul modus operandi della stessa. Questa conoscenza è fondamentale per mettere a punto strategie di resistenza efficienti e non anacronistiche. In secondo luogo questa raccolta giuridica permette di apprezzare il cambiamento tangibile e concreto che la c.d. antimafia sociale, intesa e organizzata “dal basso”, ha apportato al contesto di Palermo e provincia.

L’accesso all’archivio è gratuito: le conoscenze acquisite presso le Corti e i Tribunali appartengono al Popolo Italiano in nome del quale le sentenze vengono emesse e rappresentano un prezioso spunto per le realtà che affrontano problemi simili, sia a livello italiano che europeo.
A riguardo si precisa che la divulgazione di nomi, circostanze e fatti è posta in essere per garantire l’interesse pubblico alla conoscenza di fatti di ampio rilievo sociale, come quelli relativi alla perpetrazione di reati di particolare allarme e interesse generale.